Matteo Cervo Photography

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Fotografia agli “estremi” – parte prima

admin | 26 agosto 2010

Ghiacciaio dell’Aletsch e ghiacciaio Belvedere, due ambienti alpini simili ma diversi. In meno di quattro giorni ho avuto il piacere di visitarli entrambi, il primo nella Svizzera del Canton Uri, il secondo all’interno dell’anfiteatro del Monte Rosa in Piemonte. Le due uscite sono state caratterizzate da un rapido spostamento in automobile dalle sponde del mio Lago Maggiore fino all’attacco delle rispettive valli di riferimento, zaino leggero e corredo fotografico rivolto esclusivamente a paesaggio e fauna.

Per questo motivo gli estremi delle focali che ho portato con me si legano armoniosamente all’ambiente al limite che sono andato a scoprire. Il corpo macchina di riferimento è come sempre l’ammiraglia Canon Eos 1D Mark II, accompagnata dagli obiettivi Canon EF 17-40 mm F/4 L USM e Canon EF 300 mm F/4 L IS USM con l’aggiunta del duplicatore EF 2X. Niente obiettivo normale, nessuno zoom standard ma solo supergrandangolo e supertele ed il sussidio di un cavalletto equipaggiato con testa a sfera. Vorrei in questo racconto lasciare spazio alle note documentaristiche del luogo come alle potenzialità espressive offerte da due lenti così diverse tra loro.

La prima uscita è stata una piacevole scampagnata sulla vetta dell’ Eggishorn, cima di 2926 m s.l.m. che offre uno dei migliori punti panoramici sul ghiacciaio dell’Aletsch, che con i suoi 23 Km di lunghezza e 9 di larghezza è il più lungo ghiacciaio delle alpi.

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La strada panoramica dell”Aletsch attraversa una delle foreste più alte di Europa per poi proseguire sulle morene del ghiacciaio

Salendo in cabinovia dalla stazione di Fisch si superano in pochi minuti i 2000 metri di dislivello che portano al sentiero panoramico dell’Aletsch, patrimonio dell’Unesco. La giornata limpida ed il sole alto nel cielo sono ideali per delle riprese drammatiche della pietraia scura attraversata dal sentiero. Le rocce calpestate dagli scarponi sono chiare e risaltano viste dall’alto.

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È impressionante la quantità di turisti giapponesi e statunitensi che da un piccolo paesino svizzero salgano fino sopra i duemila metri per osservare uno spettacolo che lascia veramente sbalorditi: da 3000 metri di altitudine i 23 Km del ghiacciaio sembrano ridursi a non più di 4 o 5 Km. Le cime maestose dell’Aletsch e della JungFrau ingannano l’occhio facendo apparire il ghiacciaio più piccolo di quello che è.

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Panoramica a mano libera del ghiacciaio dell’Aletsch

Poi si osserva meglio con il binocolo e quando sul fronte laterale a ridosso della morena si intravedono piccoli puntini colorati, allora ci si rende conto di come gli uomini siano formiche in confronto a questo gigante di ghiaccio.

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Ciò che a prima vista sembra una bianca autostrada, a 600 mm di focale mette in risalto guglie e crepacciature alte come piccoli palazzi. Fantastico insieme a mia moglie sulle possibili vie per attraversare il la lingua di ghiaccio ma di fronte all’immagine ingrandita dal binocolo la mente si arrende alle difficoltà.

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Il ghiaccio sporco lascia ancora intravedere dei riflessi colorati con tonalità che vanno dal blu al rosso. Il punto di osservazione e l’utilizzo di due focali opposte mi concede prospettive interessanti per analizzare il ghiacciaio. Ovviamente visto l’affollamento della meta turistica è impensabile riprendere qualche animale selvatico e mi accontento così di sfruttare il cavalletto per un autoscatto a ricordo della giornata.

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continua..

Questo è un doppio post che potete leggere anche su AppuntiFotografici

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Fotografia, Il più bel blu dei bei blu, Paesaggio, Panorami, landscape, natura, panorama
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Lepre bianca, un anno dopo

admin | 25 febbraio 2010

È passato praticamente un anno dall’ultima cattura di lepre bianca (Lepus timidus varronis), allora seguivo mia moglie impegnata in uno studio della specie in alta valtellina, oggi le cose non sono molto cambiate ed eccoci nuovamente a muoverci nella mugheta in cerca di questo splendido relitto glaciale dal pelo bianco e le orecchie nere.

Questo solo nel periodo invernale però, la lepre bianca si differenzia infatti dalla comune per il cambio di mantello tra la stagione estiva e quella invernale. È un animale ben adattato a vivere in condizioni climatiche difficili. La temperatura nelle valli di studio scende tranquillamente sotto i -20° C, la coltre abbondante rende difficile camminare anche con le racchette e la predazione della volpe è sempre in agguato.

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1/2000 s @ F/4 ISO 1600, Canon Eos 1D Mark II – Canon EF 70-200 mm F/2,8 L USM

Questo anno, come quello passato, ha visto riprese fotografiche ridotte ad uno o due giorni per motivi di tempo. Un vero peccato perchè ogni mattina non sai mai come si chiuderà la giornata, quanti animali si riuscira a prendere e quanto freddo bisognerà sopportare. Per darvi un idea posso solo dire che bastavano pochi secondi dopo essere usciti dal rifugio perchè la mia barba diventasse un unico e rigido ghiacciolo bianco!

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In più bisogna aggiungere che la luce non è sempre favorevole per fotografare: la mattina inizia alle 5.00 con una rapida colazione, dopo di che i ricercatori escono a controllare gli animali ed eseguire le biometrie neccesarie allo studio, solo verso le 7 il sole ha rischiarato abbastanza il cielo e il tappeto bianco in modo utile a fornire un supporto all’AF della fotocamera.

Pensare di scattare in fuoco manuale è improponibile, si l’ho fatto per anni durante gli inseguimenti a camosci e rapaci con il vecchio Tokina da 400 mm, ma una lepre ha una velocità che è impressionante, scarta di lato come un fulmine e in men che non si dica il teleobiettivo brancola sulla neve tutta uguale.

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L’alta valtellina è un posto stupendo così come tutte le Orobie d’altra parte. Montagne che apprezzo grandemente d’estate e che in inverno hanno un fascino tutto loro: tanta neve, cime bianche e paesaggi che potrebbero essere confusi con alcune scene de Il Signore degli Anelli.

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Nelle valli che la neve rende inaccessibili, li staziona la lepre bianca, un essere strettamente legato al proprio ambiente e che deve agli inverni rigidi parte della propria sopravvivenza. Pensare ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo in questi anni mi porta alla mente la considerazione che in un certo qual modo devo ritenermi fortunato.

Forse tra dieci o vent’anni specie alpine come la lepre bianca o la pernice bianca scompariranno dalle montagne italiane così come è oramai avvenuto per il Gallo Ceddrone che vede popolazioni stabili solo in Trentino. L’urgenza di comprendere i meccanismi di interazione tra animali e territorio diventa via via sempre più stringente e spesso trova ostacoli con un turismo ed una gestione amministrativa che dovrebbe invece integrarsi armoniosamente, ma queste sono considerazioni che finirebbero con il trasformare questo blog in una tribuna politica.

Vi lascio con una foto scattata con il sole già alto, dopo una tazza di the bollente mentre il binocolo corre sui profili delle montagne in cerca di animali: nella foto c’è qualcuno, trovate dove e cosa è!!

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Lo so sono oramai una persona scontata… ma come cosa e dove? Proprio li al centro dell’immagine, un camoscio che scende il pendio!! Mi sa che dovete allenare ancora un po’ l’occhio!!

Buona luce a tutti!!

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Caccia Fotografica, Fotonaturalismo, lepre bianca, lepus timidus, neve, ricerca scientifica, valtellina, white hare
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Il più bel blu dei bei blu: ciaspolata sul monte Lema

admin | 8 febbraio 2010

“Il più bel blu dei blu” è una espressione che ho iniziato ad usare quando ho conosciuto Serena, una sorta di aggettivo composito che lei è solita tirare fuori in quelle belle giornate invernali quando il cielo è di un limpido e saturo da sembrare dipinto. Fortunatamente di momenti così riusciamo a viverne tanti nelle nostre care valli che guardano sul Lago Maggiore.

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Questa domenica mattina abbiamo approfittato della nevicata recente per fare una cimetta ben conosciuta, il Monte Lema, un panettone di pascolo alpino che offre un panorama su tutto il lago e sulla catena del Monte Rosa dirimpetto a noi.

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Purtroppo le dimensioni panoramiche dell’immagine non permettono di goderne appieno sul blog, vi consiglio di aprire il link che porta alla pagina flickr, nel frattempo cercherò di interfacciare in maniera corretta i QTVR con wordpress.

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Ciaspole ai piedi e via lungo la salita che in soli 400 metri di dislivello ti porta in cima. Sole caldo ma vento freddo creano la giusta temperatura che ci fa soffermare qualche momento sotto la croce. Il  monte Lema ospita anche un osservatorio e stazione metereologica. Il valido compare della spedizione è il Buon Fabio, amico e collega di Hardware Upgrade che in barba ai “problemi tecnici” incontrati prima dell’attacco della salita è giunto senza problemi fino alla sommità della montagna!

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Due chiacchiere con gli altri sciatori e poi di corsa verso una bella birra al rifugio Campiglio dove ci accolgono i rifugisti Anna e Franco. Tra la fase di ascesa e quella di discesa abbiamo incontrato amici di vecchia data: chi con le pelli di foca, chi con le racchette ai piedi e una tavola da snow sulle spalle, hanno approfittato tutti della bella giornata e di una vista che permetteva di vedere perfino gli appennini.

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Una mattinata davvero piacevole che di certo aiuta a rilassarsi e ricominciare carichi la settimana!! Buona luce a tutti e alla prossima!!

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ciaspole, fabio boneschi, lago maggiore, landscape, montagna, monte lema, mountain, neve, panorama, racchette da neve, rifugio campiglio, Serena Storaci, snow
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Val d’Avers: people!

admin | 7 gennaio 2010

Come annunciato nello scorso post, ecco alcune riprese effettuate in Val D’Avers che hanno come protagonisti i soggetti umani all’interno della natura innevata. Quando hanno parlato a me di questa valle l’hanno disegnata come il paradiso dei cascatisti, ovvero quei climber che risalgono le cascate di ghiaccio che si formano solamente di inverno. Candele, colonne o enormi muri appoggiati alla roccia, non importa dove si sviluppi la massa d’acqua verticale, loro sono li.

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1/500 s @ F/5 ISO400 +1EV – Canon Eos 1D Mark II, EF 17-40 mm F/4 L USM

Durante il mio vagabondare ho conosciuto Phillix: ci siamo trovati a metà strada per così dire. Lui risaliva la cascata, io attraversavo il ponte proprio alla sua altezza a non più di du o tre metri da lui. Due chiacchiere: “una buona stagione, anche se l’anno scorso faceva più freddo, can I take you a picture?” Ed eccoci qui a rivedere in fotografia la sua impresa e del suo compagno di cordata che qualche decina di metri più in basso rimaneva coperto alla mia vista.

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Devo essere sincero, arrampico su roccia da anni a livello amatoriale ma le cascate non le ho mai capite: essere appeso ad una massa d’acqua mi indispone; sulla roccia sai quale è il tuo limite, sul ghiaccio che scricchiola e scarica a valle non sai cosa può succedere. Ovviamente parlo da ignorante in questo campo non essendoci mai cimentato, e credo che continuerò nella mia beata ignoranza in questo settore…

Con così tanta neve a disposizione ed una flotta di slittini e bob pronti a lanciarsi giù per le discese più ripide non poteva certo mancare una foto ad effetto. Approfitto dell’ora tarda, la luce inizia a calare e mi permette di sottoesporre in tranquillità lo sfondo, posiziono i due flash speedlite Canon ai bordi della strada ghiacciata che usiamo come pista ed attendo il primo discesista in uscita dalla curva.

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1/250 s @ F/14 ISO 100

Rimanere a bordo pista e riuscire a scattare esattamente quando lo slittino attravers la linea dei flash non è sempre così semplice ed alcuni scatti rimangono leggermente fuori dal cono di luce:

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Gli altri discesisti sono bambini e per ragioni di privacy evito di caricarne le fotografie. Vi lascio con un ritratto di Serena eseguito in luce ambiente con la nuova lente Canon 24-70 mm F/2,8 L USM

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1/1000 s @ F/2,8 ISO 200

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Canon 430 EX, Canon 580 EX, montagna, neve, ritratto, strobist
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I’m dreaming of a white Christmas

admin | 23 dicembre 2009

Anche il buon vecchio Berry White lo cantava, chissà se realmente al natale o più a se stesso per omonimia? Sta di fatto che le nevicate di questi ultimi giorni mi hanno messo decisamente di buon umore. Vi propongo quindi una carrellata di immagini scattata tra Luino e Germignaga a partire dalla notte del 21 Dicembre 2009.  Credo che difficilmente posterò qualcosa tra adesso e Natale quindi prendete questo post come un augurio a tutti voi!

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Panoramica a mano libera: ISO 3200

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1/40 s @ F/4 ISO 3200

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1/20 s @ F/4 ISO 3200

20091221-_O0E7828-2_web

1/60 s @ F/4 ISO 3200

Credo che quest’ultima sia decisamente la mia preferita di questa serie notturna. Proprio quest’oggi ho approfittato di un paio di commissioni per fermarmi a riprendere il lago e le cime piemontesi che alternano le tonalità scure del bosco al banco della neve. La giornata luminosa della mattina è andata via via coprendosi nuovamente fino a riportare la pioggia, chissà mai che non giri nuovamente in neve.

20091223-_O0E7914 Panorama_web

Panoramica 180° a mano libera: 1/800 s @ F/8 ISO 200

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1/500 s @ F/8 ISO 200

Questa appena sopra direi la mia preferita nella serie del lago. Appena sotto la colonia di cormorani:

20091223-_O0E7927_edit_web

1/200 s @ F/8 ISO 200

20091223-_O0E7851_edit_web

1/800 s @ F/8 ISO 200

Tutte le immagini sono state scattate con Canon Eos 1D Mark II e Canon EF 17-40 mm F/4 L USM. Non mi resta che salutarvi augurando a tutti buon Natale e come sempre buona luce!!

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germignaga, lago maggiore, landscape, Luino, neve, Panorami
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