Matteo Cervo Photography

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Ed è di nuovo ungulati !

admin | 16 marzo 2009

Finalmente si parla nuovamente di fotonaturalismo e caccia fotografica, lo scorso fine settimana è stato all’insegna delle alzatacce, del freddo umido del mattino e del fastidioso vento serale. Il tutto per effettuare un censimento di ungulati in Toscana. Era tempo che non dedicavo un we intero agli animali ed è stato veramente piacevole e rilassante, nonostante le poche ore di sonno ora si facciano sentire.

Cervi, caprioli, mufloni, daini e cinghiali, oltre che fagiani e lepri: ecco quali erano i tesori da osservare. Purtroppo cervi e cinghiali sono solamente stati avvistati in lontananza, mentre il resto delle specie è arrivata a distanza utile di scatto. Per meglio dire, sono riuscito ad avvicinarmi al punto che il tele da 400 mm iniziava a dare risultati accettabili con dei leggeri crop. Di fatti, abituato come sono alle distanze di avvicinamento alpino ed alla possibilità di mimetizzazione, non ho pensato che la Toscana è in realtà per gran parte rappresentata da terreno collinare che lascia poco spazio ad alberi e cespugli. Diversi avvicinamenti a caprioli e mufloni, sono avvenuti quasi in campo aperto ed hanno richiesto la massima cautela: avvicinamento sotto vento, gli occhi fissi all’animale, blocco di ogni muscolo non appena la bestia solleva la testa da terra e tanta tanta cautela nell’evitare ogni rumore.

I primi risultati sono arrivati la prima sera di censimento: in posta da una piccola buca al margine di una radura, ho atteso fino al crepuscolo quando un maschio di capriolo palcuto (capreolus capreolus), si è fatto avanti e mi ha concesso di scattare ad 1/6 di secondo a 3200 ISO. Era praticamente buio. Grazie al cavalletto almeno una foto documentale dell’incontro sono riuscito a portarla  a casa!

La mattina successiva ho perso un occasione di scatto irripetibile. Mentre seduto a terra con la schiena ad una quercia sbinocolavo per controllare i bordi della radura, la fotocamera era posizionata a lato delle mie gambe. Ad un tratto dal bosco si sente movimento di foglia alla mia destra. Molto vicino, abbasso lentamente il binocolo e con la coda dell’occhio individuo il movimento: un guizzo bianco e marrone tra gli alberi. Rimango fermo, immobile sono solo 6 metri e mi trovo esattamente sottovento: una condizione che pagherei per averla costantemente!

Una lepre si avvicina, annusa qui e la, ogni tanto si ferma. Arriva a due metri dai miei piedi…mi guarda, io fermo a godermi il roditore che non capisce bene cosa io sia. Rimane a studiarmi per qualche decina di secondi per poi riprendere le sue faccende: appena si gira ne approfitto per appoggiare il binocolo a terra e prendere la fotocamera; è bastato lo strofinio dei vestiti e subito le orecchie della bestiola sono andate sull’attenti. Ho rinunciato alla foto ed ho continuato ad osservare tranquillo l’animale che riprendeva il suo cammino. Lo scatto sarebbe la ciliegina sulla torta ma momenti del genere sono di per sé impagabili.

Dopo la riconsegna della scheda di censimento, quando tutti tornano a riposare, il sole caldo è stato un invito a girovagare per le colline e la calma della prima mattina ha dato i suoi frutti con una ripresa in campo aperto di una coppia di caprioli maschio e femmina.

La giornata si è protratta durante pomeriggio con un paio d’ore di fotocaccia vagante che ha permesso di raggiungere una piccola mandria di mufloni ( Ovis musimon) in un campo arato. Praticamente un branco di femmine ed un maschio giovane di non più di 2 anni.

I mufloni sono difficili da avvicinare adeguatamente: si muovono in grandi gruppi e molti occhi sono sull’attenti, è bastata una femmina ad individuarci per richiamare in pochi istanti l’attenzione di tutta la mandria. Accucciandosi a terra ed evitando movimenti si possono guadagnare momenti preziosi. Gli animali sono curiosi e prima di lanciarsi nella fuga cercano di capire cosa abbiano davanti. Determinati comportamenti ti fanno capire che la corsa è imminente e quando questi vengono letti, tanto vale alzarsi e godere di un inquadratura migliore:

Di seguito un maschio solitario di muflone adulto, la macchia bianca che copre la schiena è un simbolo di maturità sessuale ma capita che anche certe femmine la presentino. Determinate popolazioni rimaste isolate ne sono al contrario sprovviste.

L’ultima mattina di permanenza in Toscana non mi ha impegnato nel censimento ma la sveglia non è stata rimandata ed alle 5.30 del mattino lo zaino era in spalla e gli scarponi pestavano terra. Tra la nebbiolina, un ampio prato era terreno condiviso da un capriolo che scrutava una coppia di daini: maschio balestrone e femmina.

Finalmente il sole a scaldare le ossa:

E per finire una coppia di caprioli che giocava e si rincorreva tra una sosta e l’altra per il cibo:

Peccato non avere visto in maniera chiara i verri neri di cinghiale che osservati solo in lontananza mi hanno stupito per le dimensioni fuori dal comune. Promemoria per la prossima uscita in campagna: “400 mm non bastano!! “.

Bisognerà darsi da fare con il capanno di casa, che l’anno scorso ha dato ottimi risultati per la stagione degli amori dei caprioli; va infatti sistemato e preparato ad essere reinverdito non appena ci sarà foglia. Anche la pozza dei cinghiali andrà lavorata meglio sfruttando la fotocellula.

Segnato sul taccuino e certamente da fare, per il momento buona notte a tutti!!

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L’arte dell’inganno

matteocervo | 28 aprile 2008

Questo fine settimana è stato ricco di incontri: 4 caprioli, 2 cinghiali, una lepre, un upupa, tre poiane, due scoiattoli, diversi mufloni e diverse ghiandaie. Nonostante questo, il numero di scatti portati a casa è stato esiguo anche se un trucchetto usato al momento giusto ha fatto la differenza…

Parto dal principio raccontandovi dell’appostamento fisso di venerdi sera: la speranza era riprendere qualche cervo in una radura all’interno di una valletta ben esposta all’ultima luce del pomeriggio. Mentre mi dirigevo accompagnato da Serena sul luogo, una femmina di capriolo è saltata fuori da dietro un vecchio tronco e ci è sfuggita saettando tra gli alberi, ottimo inizio! Una volta appostati però l’attesa dell’ imbrunire non ha portato frutti, le foglie in movimento dietro il crinale rivelavano la presenza di almeno un paio di animali che hanno preferito ritardare l’entrata nel prato. Oramai la luce era insufficiente così decidiamo di smobilitare, ci togliamo di dosso la rete mimetica in finta foglia e torniamo verso la macchina, in lontananza si sentiva l’abbaiare di un maschio. Il verso del capriolo maschio è molto simile all’abbaiare di un cane, anche se più roco. Provo a rifargli il verso, lui risponde. Probabilmente ha pensato ad un rivale nello stesso territorio. In pochi minuti si dirige verso di noi spingendosi a circa quindici metri dalla nostra posizione. Purtroppo il flash era rimasto impostato in TTL così che le foglie del primo piano hanno ingannato la cellula bloccando il lampo flash prima che potesse raggiungere un intensità utile ad illuminare l’animale.

Peccato per la foto ma molto interessante il comportamento dell’ungulato che si è avvicinato ben oltre le mie aspettative fermandosi a studiarci per una decina di secondi prima di scappare nel bosco.

Il sabato pomeriggio mi trovavo in Valcuvia per altri motivi e la macchina fotografica non poteva che essere comunque al mio fianco, difatti è capitata più volte l’occasione di utilizzarla. La Valcuvia rimane isolata, anche se non totalmente, dalle restanti valli del luinese; queste proseguono senza soluzione di continuità verso la Svizzera consentendo un più semplice e massivo scambio di popolazioni. Ciò significa che il numero di animali in Valcuvia è significativamente minore, anche per la diversa estensione delle aree. L’altro lato della medaglia è che determinate popolazioni rimangono isolate senza la possibilità di espandersi e colonizzare nuovi ambienti. E’ il caso del muflone Ovis Musimon , introdotto artificialmente come animale da allevamento ha dato origine ad una contaminazione dell’ambiente ed ora conta una popolazione di più di un centinaio di individui. Fortunatamente isolata, difatti il muflone è come una grossa pecora senza predatori naturali, la caccia di selezione è tutt’ora l’unico sistema capace di contenerne il numero. Estremamente diffidente si sposta in branchi, l’avvicinamento è difficoltoso perchè molti più occhi ed orecchie sono attente al pericolo. Capita però di trovare anche piccoli gruppi di femmine con i piccoli, è stato il mio caso al limitare di un bosco di faggio: il fondo di foglie secche era molto rumoroso, difficile passare inosservati.. il trucco è stato l’inganno, ripetendo il verso del capriolo sono riuscito ad avvicinarmi fino a 25 – 30 metri senza insospettire due madri in compagnia di un piccolo ciascuna. Attraverso l’intrico di rami e foglie ho scattato al piccolo sfruttando i fortunati raggi di sole che filtravano esattamente sul giovane bovide.

Tecnica grezza ma efficace, per dirla tutta un aiuto è arrivato anche dall’essere in pieno controluce cosa che sicuramente contribuiva a confondere gli animali nei momenti in cui il mio piede faceva scricchiolare troppo rumorosamente i rametti nascosti tra le foglie.

Alla prossima avventura!

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