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Il salto del gallo forcello

admin | 14 maggio 2009

A distanza di un anno dall’ultima posta ai galli forcelli, nelle ultime due settimane ho speso nottate e fredde mattinate in cerca del giusto punto di ripresa in nuove arene. Meno popolate da maschi in parata, rispetto a quelli osservati l’anno passato, ma che mi hanno permesso di risparmiare Km in automobile. La neve oramai sciolta e le temperature in graduale aumento hanno permesso osservazioni dapprima freddolose, nell’arco delle due settimane passate sono andate via via migliorando fino a concedere maglione e giacca a vento.

Una delle arene che ha dato i migliori risultati era tenuta da un solo maschio anziano, forte della sua mole ha fatto nascondere tra gli arbusti un giovane che ha osato solo mettere fuori la testa per poi tornare nelle retrovie. La mattinata ha riservato anche il momento dell’accoppiamento, purtroppo non documentato, con due femmine di forcello presenti intorno all’arena.

Il gallo forcello è un tetraonide che possiede la partocolarità di esibirsi in parate di corteggiamento molto caratteristiche. Durante i quindici giorni all’anno di periodo riproduttivo utile, i maschi scelgono un pianoro od un pendio ampio sopraelevato dove inscenare una danza che dovrebbe impressionare le femmine, tenere a bada gli altri maschi e determinare chi fra loro è il gallo migliore.

La danza è accompagnata da due rumori caratteristici: il rugolio ed il soffio. La parata inizia quando è ancora buio, verso le 4.30 del mattino con dei fischi continuati, dopo di che inizia il rugolio, una sorta di suono gutturale ripetuto emesso durante la camminata in cerchio, con la coda aperta a lira e le penne bianche sollevate verso l’alto. Quando il forcello si gira mostrando la coda, le penne bianche dette specchio, risultano estremamente visibili. Quando lo specchio è ben sviluppato ed alto sopra la schiena dell’animale, siamo di fronte ad un maschio adulto.

La camminata in cerchio viene interrotta di frequente con un fischio ed un balzo o salto, il forcello si libra in aria verticale sbattendo le ali per attirare l’attenzione delle femmine e marcare la propria arena.

Le arene dei galli forcelli rimangono stabili nel tempo, se gli animali non vengono disturbati è possibile osservare parate nella stessa arena anche per una decina di anni. Purtroppo la caccia di frodo ed il disturbo antropico stanno riducendo in numero questi splendidi animali.  Fino a 5, 6 anni fa si osservavano arene occupate da 10 maschi che combattevano fra loro, oggi le arene con 4 o 5 maschi vengono considerate un piccolo paradiso.

Anche noi, come fotografi, dobbiamo porre estrema attenzione durante le riprese di questa come di altre specie molto sensibili. Documentarsi sull’etologia dell’animale ed essere sempre estremamente discreti, ed il più delle volte rinunciare allo scatto, se questo può essere di disturbo. Con i forcelli in modo particolare, bisogna avere l’accortezza di arrivare in prossimità delle arene di canto quando è ancora buio ed almeno un’ora prima che inizino le parate. Ciò significa essere sul posto intorno alle 2 di notte ed una volta posizionati, non ci è più permesso alzarci fino a quando non saranno i galli a lasciare per primi l’arena.

L’emozione e la gioia di osservare questo tipo di animali è grande, come grande è la responsabilità a cui siamo chiamati per godere di questo spettacolo.

A presto!!

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I° Round: Forcello 1 – Fotografo 0

matteocervo | 14 maggio 2008

Cari amici,

il post di questa settimana è tardato un po’ causa vari impegni, a dirla tutta non sapevo neanche se avrei postato l’esperienza di caccia fotografica dello scorso fine settimana oppure no ma andiamo per gradi e lasciatemi spiegare la vicenda…

Come ogni anno, mi pongo l’obiettivo di fotografare un animale particolare, magari difficilmente visibile oppure insolito per un determinato ecosistema. Ad Aprile 2007 avevo scelto il mio soggetto: il Gallo Forcello ( Tetrao Tetrix ). Da allora è seguito un anno di ricerca bibliografica, ricerca di contatti tra i cacciatori, studiosi dell’università e sopralluoghi nei punti dove probabilmente erano ubicate le arene di canto. Alla fine di questo lavoro ho acquisito una basilare conoscienza dell’etologia di questo tetraonide ed individuato tre siti utili all’appostamento fotografico.

Il forcello appartiene alla famiglia dei tetraonidi (la stessa famiglia del Gallo Cedrone, Cuturnice e Pernice), il suo habitat è l’ambiente alpino e prealpino montano con una distribuzione che varia dai 1500 ai 2000 m. anche se ultimi avvistamenti lo riportano anche a quote collinari. Le ore di massima attività si concentrano all’imbrunire e da un paio d’ore prima del sorgere del sole fino a circa le otto, nove del mattino a seconda della stagione. La stagione degli amori è indicata intorno alla metà di maggio con un uno scarto di più o meno quindici giorni a seconda delle condizioni metereologiche ed è il momento più appagante a livello fotografico: il forte dimorfismo sessuale mette in risalto le danze dei maschi che si sfidano all’interno di arene ( spiazzi piani o dossi) contornate da arbusti. Il maschio attira le femmine e cerca di imporre la propria supremazia gonfiandosi, spiegando la coda a lira e curvando le ali verso terra; nel contempo emette due suoni tipici, il soffio ed il rugolio. Il soffio è il primo richiamo emesso che segnala agli altri maschi la propria presenza, a questo segue una danza all’interno dell’arena; dopo un piccolo salto ricomincia la danza accompagnata dal rugolio (una sorta di gorgheggio simile a quello prodotto dai piccioni) che può essere udito anche ad un km di distanza. Le arene sono molto vicine tra loro ed il maschio dominante occupa quella più centrale; se uno degli altri maschi si avvicina troppo al limitare dell’arena dell’avversario scatta la lotta. A volte anche cruenta, mi è capitato di vedere un maschio tornare alla sua arena con la coda rotta dopo essere letteralmente rotolato per diverse decine di metri lungo il pendio nevoso avvinghiato al rivale. Di per sè non sono proprio bellissimi poichè sono come delle grosse galline nere, ma nella loro semplicità hanno qualcosa di affascinante, almeno per me! Le caruncole rosse sopra la testa si gonfiano durante gli amori e diventano molto visibili, la coda bianca viene chiamata specchio e se la sua punta supera la linea della schiena il maschio viene ritenuto adulto.

L’appostamento al forcello è particolare poichè va preparato il giorno prima od al più bisogna arrivare al limitare delle arene a notte fonda con il capanno già montato in maniera da creare meno disturbo possibile. Una volta sul posto dobbiamo osservare il silenzio ed è un obbligo lasciare il capanno solo qualche tempo dopo che i galli si sono ritirati dalle arene, queste infatti rimango stabili anche per diversi anni se non vengono disturbate. A livello fotografico la situazione non è delle migliori pochè si inizia l’appostamento con il buio totale e solo se siamo fortunati i galli andranno avanti a cantare fino a quando il sole sarà tale da regalarci una luce sufficiente. Questo ci obbliga lavorare con il flash ed ad alte sensibilità.

Per massimizzare le probabilità di successo ho scelto di organizzare l’appostamento sempre nell’arco di due giorni: il primo giorno mi fermo a qualche centinaio di metri dalle potenziali arene, sempre mimetizzato, ed individuo il punto esatto in cui costruirò il capanno per il giorno successivo; il secondo giorno se sono fortunato posso scattare da quindici, venti metri di distanza e sperare di portare a casa qualcosa di decente. Fino ad ora ho seguito il sito A che si è rivelato povero di forcelli, forse era ancora presto agli inizi di maggio vista la forte pioggia delle settimane passate, quindi possiamo dire che non abbia validità ai fini fotografici. Il sito B è quello che ha prodotto le immagini che state guardando in questo post e che purtroppo sono il risultato solamente del primo giorno di appostamento: la distanza dal soggetto è di circa quaranta metri, ho lavorato con il flash 430 Ex in manuale a piena potenza ed alla sensibilità proibitiva di 3200 ISO, scattando con Canon Eos 1D Mark II e Tokina AT-x 400 mm + Kenko 2x. Il giorno successivo la forte nuvolosità ha probabilmente dissuaso i forcelli dal continuare le loro danze che sono durate solamente un ora dalle 3.50 alle 4.50 del mattino. Questo è il risultato del primo round: Forcello 1 – Fotografo 0 !!

A parte il titolo molto negativo dovuto alla pessima qualità dell’immagine, sono molto contento di questa prima esperienza con i forcelli: in primo luogo per aver avuto la fortuna di vederli, posso garantirvi che sono realmente affascinanti! In secondo luogo perchè alla fine qualche scatto l’ho portato a casa e l’esperienza mi permetterà questo venerdi di giocarmi delle carte diverse (spero migliori) durante l’appostamento al sito C. Come consigliatomi da Eugenio Manghi, sfrutterò due flash in macchina in maniera da poter leggere le piume dell’animale, inoltre la posizione sarà migliore poichè il sole sorgerà illuminando direttamente l’arena, cosa che non accade al sito B. Lasciandovi con le ultime immagini, l’appuntamento è per la prossima settimana quando saprete il risultato del secondo round…. speriamo almeno di andare al pareggio!! A presto!

La seguente è la mia preferita:

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