Matteo Cervo Photography

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Incontro inaspettato, ovvero sulla legge di Murphy…o forse no!

admin | 22 aprile 2009

Amo immensamente le mie valli, mi ritengo estremamente fortunato di vivere in un luogo che concilia civiltà e selvaticità, concedetemi il termine. Da due settimane a questa parte ho iniziato come tutti gli anni a dedicare maggiore tempo alla caccia fotografica proprio nel momento in cui la neve inizia a sciolgliersi e lascia scoperti i pendii erbosi, è in questo preciso istante che la primavera prorompe sulle montagne con giornate tiepide e notti ancora fredde.

All’interno di questo quadro gli animali sembrano tornare alla vita anche essi, quasi come un risveglio: basta un poco di attenzione per osservare in una passeggiata di un paio d’ore una quantità di bestie che solo qualche settimana prima si sarebbe faticato a trovare, se non fosse per le tracce lasciate sulla neve.

Bene, ieri nel tardo pomeriggio vado a fare una passeggiata tra i boschi insieme a Serena, esco di casa di fretta e porto con me la Nikon D90 equipaggiata con il suo 18-105 VR. Devo testare la fotocamera ed un po’ di scatti ai vecchi cascinali potranno darmi un po’ di confidenza con un marchio che usato veramente di rado. Sul portone rifletto un secondo e l’istinto mi dice di portare con me anche una lente più lunga, magari il Sony 300 oppure il 400 Canon ma la pigrizia ha il sopravvento e decido che tanto, per il percorso che ho intenzione di fare, difficilmente incontrerò qualcosa.

Quando una decisione è stata così sbagliata! Già perchè nella selvaticità di queste valli, anche la gente alla fine diventa un po’ selvatica essa stessa ed io non esco dalla media. Difatti la passeggiata si trasforma in un esplorazione di una zona di bosco poco battuta. Cammina, cammina, cammina la quota inizia a salire e già mi pento di essere into the wild con un corto 105 mm. Infatti un camoscio, fischia da una roccia ad una 30 di metri da noi, lo guardo e giusto per testare cosa posso ottenere da un crop della D90 faccio uno scatto. Passano alcuni centinaia di metri ed un capriolo scompare di volata tra gli alberi: poco male, abbiamo fatto appena in tempo a vederene il posteriore scomparire.

La vera novità accade quando un incontro inaspettato e sempre sperato si concretizza in un fischio dal cielo. Alziamo gli occhi e scrutiamo tra le fronde ancora senza foglie, un altro fischio: eccoli li!! Due rapaci, poiane che volano basse appena sopra la linea degli alberi….no, no, aspetta un secondo…la coda è diversa, le dimensioni eccessive…No!! L’incredulità si trasforma rapidamente in stupore quando due stupende aquile reali (Aquila chrysaetos) si lanciano tra il fitto dei rami di fronte a noi per poi appoggiarsi su di una roccia ad una cinquantina di metri in linea d’aria dalla nostra posizione.

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Vanno avanti a fischiare e sembrano proprio voler attirare la nostra attenzione, mi tornano subito alla mente i comportamenti dei Gheppi che vogliono allontanarti dal nido. Si rialzano in volo e tra i rami scheletri riesco a carpire giusto due scatti buoni, buoni ma maledettamente lunghi!!! Seguiamo i due rapaci e quando siamo oramai lontani dal posatoio smettono di fischiare e tornano a veleggiare alti nel cielo.

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Possibile che abbiano voluto allontanarci dal nido? Torneremo suol posto in orario strategico tra un tre giorni per verficare meglio la situazione  nel caso approntare un capanno fisso per l’osservazione. Che emozione, spesso ho osservato le aquile sulle vette della Veddasca ma mai avrei pensato di imbattermi in loro così da vicino.

Lasciamo in fretta il luogo per evitare di disturbare i due uccelli e mentre ancora ci confrontiamo eccitati dall’incontro ecco due femmine di cervo (cervus elaphus) intente a cercare tra le gemme degli alberi. Sono esemplari anziani, dal muso allungato e dall’attaccatura ventrale bassa, segno dei parti passati. Il mantello non è bellissimo ma le condizioni dei due ungulati sembrano buone.

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Per finire in bellezza la giornata, tornati in valle una poiana ci saluta da un palo della luce e scompare nel bosco. Che spettacolo! Nella sfortuna di non avere con se un degno teleobiettivo devo comunque ammettere che oggi i tre elementi principi del fotonaturalismo sono stati tutti a mio favore: nel momento giusto ed al posto giusto c’erano il fotografo, la luce e l’animale.

Dopo un paio d’ore così non puoi che andare a dormire con la testa che sogna di appostamenti e prede portate in volo dalla cima al nido, chissà se questo incontro fortunato darà buoni frutti nelle prossime settimane.

A presto!!!

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Caccia grossa con la full frame

admin | 15 aprile 2009

Continua la fase di test della full frame Sony alfa 900, della quale avevamo già aprlato in altri post e che aveva risolto brillantemente le riprese di cerimonia indoor in luce ambiente. Equipaggiata con l’obiettivo Sony 300 mm F/2,8 G SAP, è venuto il momento di mettere sotto torchio il sistema Alfa into the wild con un po’ di caccia fotografica.

Ieri sera uscito dall’ufficio, mi sono recato assieme all’amico Alessio al capanno che solitamento uso per gli appostamenti ai caprioli ma l’attesa è stata vana. Nessun ungulato all’orizzonte, in compenso una coppia di poiane (Buteo buteo) si è alzata in volo proprio mentre arrivavamo ed uno scatto lo abbiamo portato a casa.

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1/8000 @ F/3,2 ISO 800 Crop 100% – Sony Alfa 900, Sony 300 mm F/2,8 G SAP

Nonostante la distanza del soggetto, la risoluzione di 24 Mp della Sony 900 e la grande nitidezza di immagine mi hanno permesso di eseguire un crop al 100% mantenendo una grande ricchezza di dettagli.

Presi dallo sconforto per non avere osservato alcun capriolo nella radura, ci siamo spostati in macchina verso alcuni prati dove sono soliti pascolare i cervi (Cervus elaphus). Non mi aspettavo di trovare questi splendidi animali già a prato ad un ora insolita come le 20.00 di sera, i maschi in particolar modo escono dal bosco molto tardi quando ormai è già buio.

Insomma neanche il tempo di parcheggiare ed alla nostra destra si para ad una cinquantina di metri un maschio giovane, un fusone dal palco non ancora ramificato. Le condizioni di luce sono pessime, a 6400 ISO scatto ad 1/20 di secondo trattenendo il respiro e sperando che la doppia stabilizzazione in macchina e sull’obiettivo mi vengano incontro. Di fatti la foto è passabile se pur con molta grana, peccato che durante lo scatto, il corpo dell’animale sia rimasto fermo mentre la testa si è rivolta verso la femmina che seguiva il soggetto ed è risultata mossa. Vi posto comunque l’immagine a livello documentale.

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Vedremo cosa riusciremo a portare a casa durante queste sere tra l’uscita dal lavoro e l’orario di cena. A presto e buona caccia a chi, come me ha appena ricominciato la stagione!!

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Ed è di nuovo ungulati !

admin | 16 marzo 2009

Finalmente si parla nuovamente di fotonaturalismo e caccia fotografica, lo scorso fine settimana è stato all’insegna delle alzatacce, del freddo umido del mattino e del fastidioso vento serale. Il tutto per effettuare un censimento di ungulati in Toscana. Era tempo che non dedicavo un we intero agli animali ed è stato veramente piacevole e rilassante, nonostante le poche ore di sonno ora si facciano sentire.

Cervi, caprioli, mufloni, daini e cinghiali, oltre che fagiani e lepri: ecco quali erano i tesori da osservare. Purtroppo cervi e cinghiali sono solamente stati avvistati in lontananza, mentre il resto delle specie è arrivata a distanza utile di scatto. Per meglio dire, sono riuscito ad avvicinarmi al punto che il tele da 400 mm iniziava a dare risultati accettabili con dei leggeri crop. Di fatti, abituato come sono alle distanze di avvicinamento alpino ed alla possibilità di mimetizzazione, non ho pensato che la Toscana è in realtà per gran parte rappresentata da terreno collinare che lascia poco spazio ad alberi e cespugli. Diversi avvicinamenti a caprioli e mufloni, sono avvenuti quasi in campo aperto ed hanno richiesto la massima cautela: avvicinamento sotto vento, gli occhi fissi all’animale, blocco di ogni muscolo non appena la bestia solleva la testa da terra e tanta tanta cautela nell’evitare ogni rumore.

I primi risultati sono arrivati la prima sera di censimento: in posta da una piccola buca al margine di una radura, ho atteso fino al crepuscolo quando un maschio di capriolo palcuto (capreolus capreolus), si è fatto avanti e mi ha concesso di scattare ad 1/6 di secondo a 3200 ISO. Era praticamente buio. Grazie al cavalletto almeno una foto documentale dell’incontro sono riuscito a portarla  a casa!

La mattina successiva ho perso un occasione di scatto irripetibile. Mentre seduto a terra con la schiena ad una quercia sbinocolavo per controllare i bordi della radura, la fotocamera era posizionata a lato delle mie gambe. Ad un tratto dal bosco si sente movimento di foglia alla mia destra. Molto vicino, abbasso lentamente il binocolo e con la coda dell’occhio individuo il movimento: un guizzo bianco e marrone tra gli alberi. Rimango fermo, immobile sono solo 6 metri e mi trovo esattamente sottovento: una condizione che pagherei per averla costantemente!

Una lepre si avvicina, annusa qui e la, ogni tanto si ferma. Arriva a due metri dai miei piedi…mi guarda, io fermo a godermi il roditore che non capisce bene cosa io sia. Rimane a studiarmi per qualche decina di secondi per poi riprendere le sue faccende: appena si gira ne approfitto per appoggiare il binocolo a terra e prendere la fotocamera; è bastato lo strofinio dei vestiti e subito le orecchie della bestiola sono andate sull’attenti. Ho rinunciato alla foto ed ho continuato ad osservare tranquillo l’animale che riprendeva il suo cammino. Lo scatto sarebbe la ciliegina sulla torta ma momenti del genere sono di per sé impagabili.

Dopo la riconsegna della scheda di censimento, quando tutti tornano a riposare, il sole caldo è stato un invito a girovagare per le colline e la calma della prima mattina ha dato i suoi frutti con una ripresa in campo aperto di una coppia di caprioli maschio e femmina.

La giornata si è protratta durante pomeriggio con un paio d’ore di fotocaccia vagante che ha permesso di raggiungere una piccola mandria di mufloni ( Ovis musimon) in un campo arato. Praticamente un branco di femmine ed un maschio giovane di non più di 2 anni.

I mufloni sono difficili da avvicinare adeguatamente: si muovono in grandi gruppi e molti occhi sono sull’attenti, è bastata una femmina ad individuarci per richiamare in pochi istanti l’attenzione di tutta la mandria. Accucciandosi a terra ed evitando movimenti si possono guadagnare momenti preziosi. Gli animali sono curiosi e prima di lanciarsi nella fuga cercano di capire cosa abbiano davanti. Determinati comportamenti ti fanno capire che la corsa è imminente e quando questi vengono letti, tanto vale alzarsi e godere di un inquadratura migliore:

Di seguito un maschio solitario di muflone adulto, la macchia bianca che copre la schiena è un simbolo di maturità sessuale ma capita che anche certe femmine la presentino. Determinate popolazioni rimaste isolate ne sono al contrario sprovviste.

L’ultima mattina di permanenza in Toscana non mi ha impegnato nel censimento ma la sveglia non è stata rimandata ed alle 5.30 del mattino lo zaino era in spalla e gli scarponi pestavano terra. Tra la nebbiolina, un ampio prato era terreno condiviso da un capriolo che scrutava una coppia di daini: maschio balestrone e femmina.

Finalmente il sole a scaldare le ossa:

E per finire una coppia di caprioli che giocava e si rincorreva tra una sosta e l’altra per il cibo:

Peccato non avere visto in maniera chiara i verri neri di cinghiale che osservati solo in lontananza mi hanno stupito per le dimensioni fuori dal comune. Promemoria per la prossima uscita in campagna: “400 mm non bastano!! “.

Bisognerà darsi da fare con il capanno di casa, che l’anno scorso ha dato ottimi risultati per la stagione degli amori dei caprioli; va infatti sistemato e preparato ad essere reinverdito non appena ci sarà foglia. Anche la pozza dei cinghiali andrà lavorata meglio sfruttando la fotocellula.

Segnato sul taccuino e certamente da fare, per il momento buona notte a tutti!!

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Ungulati: week end di terrore

matteocervo | 26 gennaio 2009

A parte il titolo horror di questo post, diciamo che un riferimento ad una foto un po’ macabra c’è. La scorsa settimana, mentre ero a caccia fotografica con il buon Gabriele, mi è capitato di lasciarmi sfuggire una cerva per la poca luce disponibile. Arrivato il primo sole del mattino, prima di entrare in ufficio, decidiamo di fare un salto verso un prato conosciuto per le visite dei caprioli e guarda chi ci troviamo a lato della strada, intenta a trascinare nel bosco una carcassa? Una bellissima volpe che non ci ha lasciato nemmeno il tempo di uno scatto.

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Ecco quello che stava cercando di trafugare, un giovane capriolo, probabilmente investito da una macchina. Gli organi interni erano già stati completamente mangiati ed i resti della povera bestiola erano un ottima scorta di cibo per la nostra volpe.

Dopo un sabato frenetico passato a sistemare la cellula infrarosso, torno sul posto domenica sera e piazzo la trappola: canon 20D, grandangolo, cellula ad infrarosso collegata allo scatto remoto e due flash per avere illuminazione uniforme. Per qualche inspiegabile motivo (ma credo dovuto agli spostamenti di masse d’aria) la cellula continua a dare falso contatto e la fotocamera scatta senza sosta. Così non va, smonto tutto e perdo l’occasione di immmortalare la volpe che viene a mangiare la carcassa di notte.

Fortunatamente, aggirarsi per i boschi in orario strategico riserva sempre delle sorprese ed ecco che pochi km più avanti un gruppo di sei maschi adulti di cervo pascola beatamente nel buio della notte.

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Dopo qualche scatto alla buona per documentare la bassa quota di pascolo di questi splendidi animali, mi riservo questa sera per portare a casa qualche scatto migliore. Vi lascio con altre due immagini di un bellissimo coronato.

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Tutti gli scatti con Canon EF 70-200 2,8 L USM fuoco manuale.

A presto!!

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Stambecchi nella nebbia.

matteocervo | 17 giugno 2008

Visto che settimana scorsa il nostro appuntamento è saltato, vedrò di farmi perdonare con alcune foto scattate questo sabato. Il post di questa settimana è dedicato ad una camminata sulle orobie, obiettivo della allegra scampagnata era raggiungere la cima del Pizzo dei Tre Signori. La giornata non era delle migliori anche se ha riservato delle ottime sorprese; in quota una fitta nebbia si spostava in banchi che riducevano la visibilità a circa 10 metri. Già sapevo di andare a colpo sicuro per quanto riguarda la caccia fotografica, difatti una popolazione stabile di circa 130 stambecchi occupa l’arco orobico e si è abituata alla presenza di camminatori che attraversano il loro territorio. A cavallo di giugno si pone il periodo delle nascite e speravo di riprendere qualche capretto nato da pochi giorni ma l’inverno che si è protratto poteva far slittare questo periodo; una volta sul posto abbiamo incontrato solo branchi di maschi quasi alla fine della muta, segno che le femmine gravide si erano isolate sulle rocce più alte ed inaccessibili per partorire. Il prossimo censimento che si terrà verso la fine di luglio ci dirà come si è modificata la popolazione.

La mattina è cominciata con una leggere pioggerellina, non ci siamo lasciati scoraggiare ed abbiamo intrapreso l’ascesa: la nebbia era talmente fitta che si condensava su barba e capelli, anche l’erba verde e rigogliosa era costellata di goccioline lucenti.

Le marmotte fischiavano dalle loro tane dove spesso due o tre di loro giocavano rincorrendosi e un paio di galli forcelli ci sono passati in volo sopra la testa scomparendo tra i rododendri.

Giunti intorno ai 2000 m. abbiamo iniziato ad incontrare i primi individui di stambecco che pascolavano oppure riposavano abbarbicati su di una cresta rocciosa, la nebbia creava una strana atmosfera avvolgendo le loro sagome ed inghiottendoli ad ogni folata di vento.

Dove la conformazione rocciosa diventa più frastagliata ci è capitato di trovarci faccia faccia con un maschio che ignaro rimaneva coperto alla nostra vista: la scena è stata comica, sia i bipedi che il bovide si sono trovati per un attimo colti alla sprovvista studiandosi vicendevolmente.

Fino a quando la distanza di sicurezza è diventata troppo breve e lo splendido animale si è lanciato lungo il pendio verticale.

Giunti quasi alla sommità del Pizzo, fortuna vuole che una lingua di neve ghiacciata incuneata in uno stretto camino ostacolasse il nostro cammino, obbligandoci a tornare sui nostri passi. Fortuna poichè poco distante dalla cresta dove avevamo effettuato il primo avvistamento, si era radunato un branco ora fermo a ruminare.

L’occasione è stata ghiotta e con calma e pazienza ci siamo avvicinati quel tanto che basta per proporvi queste foto:

…insomma, facevamo parte della mandria!

Chicca della giornata è stata anche una vecchia cerva che correva lungo il pendio a circa 500 metri dal gruppo di stambecchi:

Insomma, nebbia e freddo hanno avuto la loro contropartita !!

P.s.: tutte le foto del post sono visibili in presentazione sulla galleria.

Alla prossima!

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