Da qualche tempo a questa parte cercavo un’idea per un nuovo progetto fotografico che mi obbligasse a sperimentare in maniera continuativa. A partire dal progetto 50/50 di Bert Stephani è venuta l’ispirazione di provare a confrontarsi con l’impegno di scattare almeno una fotografia al giorno per un determinato periodo di tempo.
1/60 s @ F/6,3 ISO 250; Canon 430EX a 1/16 di potenza
Usando un linguaggio da ingegnere posso dire che la curva di apprendimento nell’utilizzo dei flash off camera non si è ancora impennata, limitazione alla quale vorrei porre rimedio quanto prima in modo da utilizzare tecniche di illuminazione inusuali durante le riprese di matrimonio. Ho unito questi due aspetti e da mercoledi scorso mi sto confrontando con il nuovo progetto intitolato One Light For Each Day (O.L.F.E.D.), attraverso il quale mi obbligo a scattare almeno una fotografia al giorno sfruttando un solo flash off camera, per la durata di trenta giorni.

1/250 s @ F/7,1 ISO 100; Canon 430EX a 1/16 di potenza
Il tutto potrebbe sembrare banale ma non lo è: quello che rende interessante questo progetto è che lo scatto non viene deciso a tavolino ma viene improvvisato nel momento in cui qualcosa cattura la mia attenzione. Questo fa si che le condizioni di luce ambiente, possibilità di illuminare il soggetto e modalità di illuminazione usate per rendere la foto interessante siano sempre diverse.
1/250 s @ F/5,6 ISO 200 – Flash canon 430 ex dall’alto attraverso ombrello bianco ad 1/4 della potenza
Ovviamente non voglio ridurmi ad utilizzare sempre e solo gli stessi schemi luci, altrimenti vanificherei le potenzialità educative di questo lavoro che deve invece spingermi alla perfetta padronanza delle potenze, sensibilità di ripresa e diaframmi utilizzati in ogni situazione che mi si presenti davanti, senza tralasciare il fatto che non basta avere compreso concretamente la definizione di numero guida, ma c’è la necessità di rendere la situazione interessante.
1/30 s @ F/5,6 ISO 800 – Flash canon 430 ex ad 1/32 di potenza
1/250 s @ F/4 ISO 200 – Flash Canon 430 EX ad 1/8 di potenza
Vi sottopongo quindi gli scatti di questa settimana soffermandomi in particolare su due fotografie che vorrei commentare: giorno 1 e giorno 4;
Giorno 1
Come accennato nell’introduzione, le immagini di ogni giorno non vengono preparate prima a tavolino ma cerco di ottenere il massimo dalla situazione che mi si presenta davanti durante la giornata. Alla nascita del progetto l’ispirazione è avvenuta tra le 5 e le 6 del mattino mentre viaggiavo verso Milano a bordo del treno.
Fuori dai finestrini l’ora blu sta per raggiungere il suo massimo colore prima di sbiadire nel cielo terso dell’alba. Il treno è come sempre vuoto a quest’ora e le basse luci al neon illuminano i quattro posti a sedere dall’altro lato del corridoio. Attratto dalla simmetria dei sedili inizio a ragionare su come oscurare completamente quello che c’è fuori dal finestrino per dare un effetto still life alla porzione di carrozza.
Illuminando con il flash in macchina inserirei inevitabilmente il lampo dell’illuminatore nel finestrino e ciò mi obbligherebbe ad una postproduzione che vorrei evitare. Sposto qua e la il flash collegato al trasmettitore fino a quando decido di mantenere la simmetria che mi ha colpito: il flash è appoggiato al centro della rastrelliera portaborse che sovrasta i sedili più vicini al finestrino. I tubolari sono abbastanza larghi e tagliano la luce flash funzionando da gobo. Imposto la fotocamera in manuale e scatto ad 1/60 di secondo per ottenere lettura delle lampade neon del treno, la sensibilità di ripresa di 250 ISO è sufficiente per sottoesporre di poco l’interno della carrozza ma consente di leggere il finestrino come nero puro, la flebile luce dell’ora blu non riesce ad essere registrata dal sensore. Il flash regolato a 1/16 di potenza schiarirà i sedili quel tanto che basta per accenderli di colore e recuperare la sottoesposizione volontaria generata in macchina.
Giorno4
La fotografia scattata il quarto giorno riprende il buon amico Falsomagro durante una camminata fotografica alle fortificazioni di San Martino di Valcuvia, luogo storico della resistenza italiana dove l’esercito partigiano “5 giornate” combattè fino alla morte l’attacco nazifascista riparando nelle grotte scavate nella roccia della montagna.
Molti dei cunicoli sono ancora aperti e permettono di inoltrarsi al loro interno per qualche decina di metri; alcuni risultano ambienti oscuri, altri sono parzialmente illuminati da infiltrazioni di luce che si insinuano tra le spaccature della roccia in comunicazione con l’esterno. Grazie al freddo che ancora protrae la stagione invernale, stalattiti di ghiaccio scintillano nell’oscurità grazie a questi raggi luminosi. Ecco una situazione interessante!
A partire dallo schema della grotta potete meglio capire il contesto.
L’apertura della grotta è composta da 3 fori verticali divisi tra loro da cengie di roccia, il cunicolo è largo un paio di metri nel punto più ampio e scende di circa 4-5 metri in profondità. Lo sviluppo verticale della grotta raggiungerà i 10 metri e circa al centro del cunicolo, un pozzo naturale convoglia la luce solare verso l’interno facendo risaltare l’acqua ghiacciata e stemperando il buio.
Dopo alcune prove di ripresa dal fondo della grotta verso l’esterno, seguo l’intuizione dell’amico Falsomagro e scelgo di cambiare inquadratura. Mi giro e posizionandomi a metà del cunicolo riprendo la grotta in verticale. L’utilizzo del flash è indispensabile per riempire le ombre profonde che la roccia frastagliata proietta nella cavità, in più la luce riflessa consente di rendere leggibile anche Roberto impegnato nel sorreggere stativo e flash.
Ora scappo! Visto che non ho ancora scattato la foto di oggi!
Buona luce!!











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