Capodanno in Val d’Avers

In questi ultimi mesi i momenti in cui ho scollegato il cervello dal lavoro sono stati veramente pochi e sempre dei ritagli all’interno del fine settimana. Le ferie di Natale hanno rappresentato un lasso di tempo abbastanza prolungato per godere del vagabondaggio sulle montagne svizzere in compagnia di diversi amici. La Val d’Avers è una di quelle valli la cui conformazione mi fa impazzire: così come la Val Codera sale stretta in una gola ripida per poi aprirsi ma mano che si sale in quota.

Le valli laterali sono state teatro in questi giorni di ciaspolate e caccia grossa agli ungulati costretti sulle slavine dalla neve abbondante a cercare cibo. Nonosatante prediliga i posti un po’ sperduti, la valle sviluppata in lunghezza è in realtà ricettacolo di sciatori, sci alpinisti e cascatisti che superano il passo dello Spluga per arrampicare le numerose cascate di ghiaccio qui presenti.

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Val Bergalga – 1/125 s @ F/16  ISO 100 +1EV – Canon Eos 1D Mark II, EF 17-40 mm F/4 L USM

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1/125 s @ F/16 ISO 100 +1EV

Il cielo di un blu intenso e la neve bianca mi hanno stimolato a delle conversioni in bianco e nero con filtro colore rosso, utile in questi casi a scurire il cielo dando drammaticità alle nuvole. La giornata ha permesso di utilizzare in tranquillità la regola del 16, ponendo attenzione a sovraesporre quel tanto che basta a compensare il bianco omogeneo della neve. Nel mio caso +1EV è stato sufficiente.

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1/500 s @ F/16 ISO 100 +1EV

Chi si trova a camminare spesso in montagna si sarà scontrato sicuramente con il problema di esporre correttamente i versanti in ombra durante le giornate di pieno sole. Il contrasto elevato mette a dura prova la gamma dinamica della fotocamera e molte volte questa non è sufficiente a registrare quello che l’occhio umano percepisce invece come una graduale e ed uniforme sfumatura tonale, leggibile tanto nella zona d’ombra come in quella di luce.

Le soluzioni possono essere molteplici, a partire dall’utilizzo di un filtro neutro graduato, alla fusione di due immagini con differenti livelli di esposizione per le ombre e per le alte luci fino alla tecnica dell’HDR (High Dynamic Range). Spiegato l’acronimo spiegato l’arcano potremmo dire: se per assurdo potessimo eseguire tante foto quanti sono gli stop di luminosità presenti nella scena, si potrebbero unire in post produzione questi scatti per generare un unica immagine che rappresenti in modo corretto l’intera gamma dinamica della scena che ci si pone davanti.

I più navigati di voi avranno già intuito che un lavoro fatto come si deve necessita obbligatoriamente di un solido cavalletto. Peccato che il giorno che ho scattato la foto che tra poco vi mostrerò, il cavalletto era rimasto in baita. Dovendo scattare a mano libera ho scelto di impostare la raffica al massimo valore consentito e lavorando in priorità dei diaframmi ho lasciato che la fotocamera eseguisse uno scatto a forcella su tre esposizioni che differissero tra loro di +/- 1 EV.

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HDR – Bracketing 3 scatti a +/- 1EV, ISO 100 – Canon Eos 1D Mark II, EF 17-40 mm F/4 L USM

Le nuvole del cielo che velavano il sole in pieno controluce hanno preso forma e volume mantenendo nel contempo perfetta leggibilità del terreno innevato. Utilizzando qualche altro scatto giocato al ribasso, anche l’alone bruciato del sole avrebbe guadagnato informazioni colore ma a questo punto non avrei potuto eseguire la raffica minimizzando i movimento tra un fotogramma e il successivo.

Sempre la Val Bergalga, piccola valle che si apre a lato del Val d’Avers ha permesso qualche foto tipicamente da sport invernale, un rapido cambio lente per cogliere i movimenti di uno snowboarder in fuori pista:

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1/400 s @ F/13 ISO 200 +0.7 EV – Canon Eos 1D Mark II, EF 300 mm F/4 IS L USM + EF2X

Gli amici che frequentano la valle già da qualche anno mi avevano parlato di una buona presenza di fauna selvatica e visto il poco tempo a disposizione per gli appostamenti e la caccia fotografica vagante in questo ultimo periodo, non aspettavo altro che abbandonare la compagnia per un tre o quattro ore in modo da muovermi silenziosamente in cerca di qualche grosso ungulato o con maggiore fortuna dell’aquila e dell’ermellino.

Presa la strada della Val Madris con il tele sotto braccio e la neve che imbiancava il cappello di lana, non ho dovuto attendere molto prima di avvistare il primo maschio solitario di camoscio che brucava arbusti sul versante opposto al mio. Insieme all’amico Marco abbiamo atteso una decina di minuti per vedere se avrebbe continuato la lenta discesa in cerca di cibo fino ad una posizione utile allo scatto. Una roccia scoperta ricca di sali ha però avuto la meglio e abbiamo lasciato il bel maschio dal mantello scuro a leccare la pietra addentrandoci nella valle.

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1/320 s @ F/16 ISO 400 +1EV – Canon Eos 1D Mark II, EF 300 mm F/ IS L USM + EF2X

La neve è alta un paio di metri e sui fianchi della montagna sono molte le slavine che lasciano scoperti dei ciuffi d’erba o delle rocce; proprio in concomitanza di queste chiazze scoperte diversi gruppi di caprioli, per la maggior parte unità femminili composte da 5-7 individui, pascolano alzanda la testa di tanto in tanto. Sono molto lunghe tanto che anche con 600 mm a disposizione non si può evitare di fare immagini ambientate.

Tentiamo l’avvicinamento attaccando la ripida montagna ma i chiodi delle ciaspole non riescono a fare presa sullo strato di ghiaccio che si nasconde sotto la neve, costringendoci a tornare sui nostri passi. L‘aquila passa veloce nel cielo e segue una arco di cerchio prima di scomparire dietro alle cime. È sulla via del ritorno che siamo più fortunati e dove avevamo incontrato il maschio solitario di camoscio, un intero gruppo composto da 5 individui, di cui un piccolo dell’anno, risale velocemente il crinale spaventato dalla nostra presenza.

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1/400 s @ F/16 ISO 400 +0,7 EV – Canon Eos 1D Mark II, EF 300 mm F/4 IS L USM +EF2X

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Torniamo soddisfatti al caldo della baita e la sera stessa riusciamo ad osservare un bellissimo cervo che uscito dal bosco è intento a brucare su di un prato innevato. Nel prossimo post: cascate di ghiaccio, strobist slittino e un paio di ritratti.

A presto!

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2 risposte a Capodanno in Val d’Avers

  1. Luciana scrive:

    E’ possibile avere l’indirizzo di un albergo di questa splendifa valle? Grazie Luciana

  2. admin scrive:

    Ciao Luciana,
    purtroppo non posso darti indirizzi di alberghi poichè non ne conosco. Ti segnalo però la baita che ho affittato che puoi raggiungere attraverso il seguente link
    A presto!

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